LA MOSCA NEL CASSETTO ISBN: 979-8415023820

Autore : Quintino Librando
Anno di produzione : 2022
Casa Editrice : Independently published
Genere letterario : Narrativa - Erotico
Formato : Ebook, Cartaceo
Quarta di copertina
Altre Notizie : quarta di copertina 13X20


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Prologo

Ho una storia da raccontare. Una storia che ha dell’assurdo, o meglio, dell’incredibile. Una di quelle storie che non si sentono tutti i giorni. Se non ne fossi stato partecipe, mai ci avrei creduto, qualora l’avessero raccontata a me. Non è il solito racconto creato a tavolino, magari scritto con una sozza tastiera di un computer. Credetemi, tutto accadde realmente.

   Quando vennero a prendermi all’alba, provai un senso di profondo sollievo. Aprii la porta del tutto rassegnato, dopo aver passato la notte sveglio sulla poltrona. Ero talmente distrutto che il carcere non avrebbe potuto ferirmi ulteriormente.

Mi lasciai portare via in manette senza fiatare, io stesso misi i polsi avanti nel vederli entrare.

Quegli sguardi attoniti sulle scale, curiosi, Camilla con il marito, svegliati così presto, erano lì, sulla porta, a fissarmi con gli occhi sbarrati. Provai un’enorme vergogna, avevo ucciso, ma avevo liberato il mondo da un parassita.

   Seduto su una sedia, in attesa di essere interrogato, passarono delle ore interminabili prima che si facesse vivo qualcuno. Non considerai i loro modi sgarbati, in fondo avevano davanti ai loro occhi un assassino.

Non potei essere più sfortunato quella tragica sera; due testimoni e le telecamere m’inchiodavano, come si dice in quell’ambiente. Negare non sarebbe servito a nulla e non ne avevo voglia, il successivo riscontro delle impronte digitali poi non mi avrebbe dato scampo. Confessai subito il crimine ma non dissi niente sul fatto che la mia donna, anche se sotto effetto della droga, si stesse prostituendo.

«Poteva chiamare noi anziché aggredirlo, perché non l’ha fatto? Da diverso tempo lo tenevamo d’occhio, saremmo arrivati tempestivamente» fece il comandante, forse era un tenente. Un padre di famiglia sui quarantacinque, tarchiato, che capiva benissimo la mia situazione, ma non poteva certo mostrarsi comprensivo, aveva la divisa.

«Era un bastardo, doveva morire.»

«Ma lo sa che ora la sbattono in galera a vita?» fece un sottoposto.

«Poco importa, doveva morire» continuai a rispondere sempre con tono rassegnato e asettico.

«E certo, come no? Certo. Se tutti facessero come lei, lo sa che non avremmo più posti liberi in carcere?»

«Lei non può capire, comandante, cosa si prova in quei momenti, vedere la propria ragazza stesa… lì sul letto e quel verme che se la…»

E qui l’ennesimo pianto mi fermò. Mi passò pietosamente del caffè, aveva moglie e figlie anche lui e continuò.

«Mi racconti tutto dall’inizio senza tralasciare nulla.»

«Vi sono sogni che sono impossibili da raccontare, anche se da appena svegli, incubi che la nostra mente fatica a riordinare. Così è la mia storia.»

«Questa ragazza ora dov’è? Come si chiama, quanti anni ha?»

«L’ho persa, è andata via. Conosco solo il nome. Giulia.»

«Giulia, e poi? Non mi vorrà far credere che non le ha detto il cognome.»

«No», non volli assolutamente coinvolgerla.

«Ed io dovrei crederle? Ma capisce che questa ragazza potrebbe testimoniare in suo favore? Solo lei può confermare la sua tesi, altrimenti la storia della violenza potrebbe essere tutta inventata. Altrimenti, per noi questa ragazza potrebbe essere solo una sua invenzione.»

«Ho sonno… la prego… mi rimetta in cella.»

«Ah, lei pensa a dormire. Lei è con il cappio al collo e pensa a dormire? Stanno per sbatterla in galera e buttare via la chiave, non so se si rende conto. Lui pensa a dormire, pensa.» Girò lo sguardo verso i colleghi. «Ricominciamo tutto daccapo.»

Non so perché, dovetti ripetere la mia versione dei fatti più volte, ero sfinito e avevo solo tanta voglia di finire in prigione e marcire dentro.

«Trent’anni più giovane con uno della sua età. Non conosce il cognome, né dove abita. Mah, riportatelo in cella.»

La mia storia non convinse del tutto il comandante, non avrei certo potuto raccontare tutta la verità dall’inizio. Ma quale sarebbe stato il preludio di questa disavventura? Avrei potuto cominciare dalla relazione con Olga, certamente avrei potuto, ma non lo feci.

 

Alcuni estratti dei capitoli...

Era in piedi vicino al letto che mi aspettava con una sottoveste in raso grigio perla, già così le mie pulsazioni aumentarono di venti battiti al minuto.

Restai fermo sull’uscio per fissarla alcuni secondi, chiusi la porta. La tedesca non perse tempo, le bretelle scesero dalle spalle lasciando scivolare con grande sensualità l’indumento ai piedi, presentando così il suo bel corpo completamente nudo. Avevo visto bene la sera prima, aveva un seno da quarta misura, pube completamente depilato. Le sue curve nulla avevano da invidiare a una ventenne. Pelle liscia come seta, non una minima traccia di cellulite, i miei battiti aumentarono ancora. Gettai le rose, spesa inutile, sullo scrittoio vicino al letto e mi avvicinai. Con una mano dietro la schiena la tirai a me, scalza aveva la mia stessa altezza, questo ci permise di puntare lo sguardo alla pari. Misi dietro anche l’altra mano per stringerla forte al mio petto, non contai più i miei battiti ma stavo certamente rischiando una fibrillazione.

«È vero quello che si dice sugli italiani?»

Cosa le avevano raccontato di noi uomini? La baciai senza rispondere. Mentre le nostre lingue si accarezzavano dolcemente, il mio eccitamento diveniva incontenibile, non avevo mai fatto sesso con una donna di tale bellezza.

“E se per l’emozione poi non sono all’altezza? Non devo pensarci oppure mi farò prendere dall’ansia da prestazione”. Ma perché timori del genere in quei momenti?

Toccai il suo collo, parte molto sensibile, con baci alternati a leggeri succhiotti e mordicchiamenti. Si udirono i primi sospiri, indice che la strada era quella giusta, modestamente ci sapevo fare.

All’improvviso, di scatto allontanò il suo collo dalle mie labbra per fissarmi, quello sguardo esplicito mi ricordò una scena di Moana Pozzi nel film ‘Amami’ del 1993. Non fu difficile intuire il suo desiderio. Slacciai frettolosamente la cintura dei pantaloni, per l’occasione avevo messo quella nuova e aprii la lampo; il resto lo fece abilmente lei. Chinandosi abbassò i pantaloni, accarezzò le mie pelose gambe partendo dai polpacci per salire alle cosce. Il pene già turgido ricevette lo strofinio da sopra i boxer, quasi nevroticamente, più volte, aumentando sempre la pressione. Poi infilata la mano dentro, proseguì con una tenue masturbazione. Le mutande le tirai giù lestamente, era ben altro ciò che volevo. Non si fece pregare, in fondo lo desiderava anche lei. Che baci su quella verga, oh quelle slinguate, partendo dal glande per poi finalmente farla scivolare nella sua calda e umida bocca!

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Non so dire quanto tempo rimasi privo di coscienza. Quando riaprii gli occhi, mi accorsi che il Signore aveva inviato un angelo ad assistermi. Fino a quel momento avevo pensato che gli angeli avessero i boccoli biondi e gli occhi azzurri. Notai invece capelli scuri, lisci e lunghi sino al seno con riga centrale e occhi marrone, bellissimi.

Mi tamponava il naso per fermare l’emorragia e man mano che l’offuscamento della vista andava scemando, riuscivo a notare altri particolari dell’entità. Il marcato rimmel sulle ciglia che risaltava la bellezza degli occhi, consistente anche il trucco. Il denso rossetto scuro che sicuramente aveva rubato all’Iper, finalmente riconobbi la ragazza ladra.

«Le hai prese alla grande» osservò quasi contenta, continuando a tamponare.

«Apri la bocca, fammi vedere i denti» ordinò spostandomi le labbra sperando di notare qualche incisivo mancante.

«No, ci sono tutti» costatò con delusione.

Mi aiutò a mettermi seduto, avevo dolori dappertutto, temevo delle fratture al costato per la difficoltà che avevo nel respirare.

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Dopo essersi impossessata del telecomando, tolse i sandali e si sedette sulla poltrona di fronte con le gambe incrociate come Toro Seduto della tribù dei Sioux.

Grazie alla trama sottile dello slip, e anche alla mia fervida immaginazione, riuscii a intravedere la parte più intima che l’indumento potesse coprire.

«Tutti uguali voi uomini, sbavate a ogni culo che vedete, mi fate pena» mi riprese dopo aver spento il televisore.

Forse arrossii, con quella frase riuscì a sminuire il mio ego, provai vergogna e stizza allo stesso tempo. Stavo perdendo le signorine di Bonolis ma non obiettai.

«Posso sculettare pure io come quelle troiette e senza consumare un filo di elettricità, non credi?»

Ci fissammo per alcuni secondi in modo inespressivo, dopodiché si alzò e incominciò a imitare i movimenti delle soubrette della tivù con un ballo simile. Allo stesso tempo canticchiava un motivetto inventato sul momento sbottonando la camicia fino all’ultima asola. Ora mostrava il sedere, ora le gambe e anche il seno, il tutto con uno sguardo da vera troia; probabilmente fu l’effetto delle tre lattine di birra ingurgitate a cena.

Nonostante la giovane età, la ragazza ci sapeva fare, tanto che per l’aumento del flusso sanguigno ebbi una semi-erezione.

La danza durò tre minuti, nel frattempo gocce di sudore colarono sulle mie tempie, il respiro incominciò ad appesantirsi.

Notando la mia eccitazione salire, sadicamente osò spingersi sempre di più nel quasi osceno.

Sembrava impossibile che una giovanissima fosse così esperta nell’arte erotica con scene destinate a provocare eccitazione. Tuttavia non aveva ancora finito di stupirmi, era solo all’inizio.

Ora non danzava più, con passo felino mi si avvicinò camminando all’indietro fino a sedersi sulle mie ginocchia per iniziare con un movimento corporeo sinuoso.

Osai poggiare le mie mani sui suoi fianchi, quel contatto con la sua pelle scatenò un brivido che colpì la mia schiena propagandosi fino alla zona perianale per risalire verso la verga ormai in completa erezione.

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La guidai in cucina, dove con impeto la piegai sul tavolo e dopo aver tirato su quel poco che rimaneva ancora da sollevare del vestitino, scostata le mutandine, spinsi dentro con fervore.

 

Non capii subito in quale parte del suo corpo ero entrato fino a quando la donna, infastidita, si drizzò tentando di allontanarmi con la mano.

 

Fui impietoso, spinsi la sua faccia tenendola ferma sul tavolo e continuai nel mio impervio percorso con irruenza. Tentò ancora di staccarsi da me dimenando il corpo, più opponeva resistenza e più selvaggiamente spingevo. Alla poveretta non restò che battere ripetutamente il palmo della mano sul tavolo, come un lottatore di catch wrestling, esprimendo tutta la sua sofferenza. Un demone si era intrufolato nel mio corpo.

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Vi era seduta una persona, non riuscivo ancora a definire se un ragazzo o chi altro e man mano che mi avvicinavo, una leggera speranza che diveniva sempre più consistente per ogni passo che facevo riempiva il mio cuore.

Quando alzò la testa, la riconobbi. Dio grande, era la mia Giulia che per la quantità di neve addosso sembrava quasi, appunto, un pupazzo di neve. Il più bel pupazzo al mondo. Mi fermai a due metri da lei, si alzò per giustificare la sua presenza: «Sono venuta a riprendermi Zolli.»

Del tutto evidente che fosse un pretesto, accennai un sorriso e lei fece altrettanto.

«Da quanto sei qui?» provai a chiedere ma si vedeva benissimo che ne era passato troppo di tempo.

«Dalle tre» rispose con tono prostrato.

La strigliai ben bene dalla neve che aveva sulla testa e sul viso, e dopo averla tirata verso di me con un braccio sul collo, salimmo.

Non feci domande, non avevo voglia di sapere dove e con chi fosse stata, lei ora era con me e questo mi bastava. Povera piccola, era troppo infreddolita, tremava e anch’io per la verità. Ci buttammo subito sotto la doccia molto calda e restammo abbracciati sotto quel carezzevole getto per molto tempo.

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Introduzione

Cosa accadrebbe se uno stimato pianista scoprisse improvvisamente che la sua amata non è quello che crede?

Nel percorso terreno, ognuno di noi mai dovrà avere la certezza di non potersi scontrare con situazioni imbarazzanti, tristi o addirittura tragiche. La storia che il nostro protagonista ha vissuto e che sta per raccontarci, è la prova che la vita è un gioco alla roulette russa; vi è una possibilità su sei che quell’unico proiettile capiti proprio a noi. Talvolta, nostro malgrado, sono gli altri a spingerci in azioni e situazioni dalle quali non possiamo tirarci fuori indenni. Basta un nulla per stravolgere la nostra esistenza. “A volte la differenza fra star male e star bene è piccolissima ed è anche una questione di volontà” disse il grande Giorgio Gaber.

Il personaggio della nostra storia si troverà, suo malgrado, in situazioni estreme e pericolose senza possibilità di scelta.

Dedicando la sua vita alla musica e all’amore, Fede’ sarà vittima dei suoi stessi errori e sarà spietatamente strumentalizzato sentimentalmente. La donna della quale s’innamorerà lo condurrà allo sconvolgimento della sua esistenza.

 

                                                                                                                                              Quintino Librando



Recensioni

Mina Cataldo
186 pagine lette in soli tre giorni. Molto scorrevole nell'esposizione. Linguaggio semplice e intuitivo. Molto tenera la storia con Elena e scioccante quella con Giulia. Lo rileggerò ancora di sicuro nell'attesa del prossimo romanzo.

25 apr 2022

Roberta Greco
Quando la passione più grande della tua vita non è la musica ( di cui hai fatto il tuo mestiere) né l'amore ( di cui credi di aver colto la vera essenza e le autentiche sfaccettature) ma è il piacere fisico fine a sé stesso, la voglia, il desiderio costante di gettare bocconi ghiotti e piccanti alla carne in continuo tumulto.... Quando vivi da maschio boicottando lo spessore, molto più complesso e impegnativo, dell'essere uomo, marito e padre, per quanto tu creda di essere profondo ed interiormente ricco, sei solo profondo quanto una pozzanghera (cit). Quando, secondo l'altalenante e spessissimo disattesa legge del Karma, il male cagionato più o meno inconsapevolmente a chi ti è stato vicino e che apprezzava quello che sembravi essere, ti ricade addosso con forza annientatrice facendo di te un involucro vuoto che non riesce neanche più a stare su e non c'è tempo neanche per le più semplici riflessioni... Non è dato sapere se, alla fine, la somma algebrica della tua vita sia in attivo o meno...di certo c'è che le montagne russe della tua esistenza vissuta con la sete di un'ebbrezza continua e totalizzante, si appiattiscono o, paradossalmente, prendono il volo verso una meta non prevista ed ormai impossibile da gestire.

21 apr 2022

anna.ver
Bellissimo. Per la prima volta ho letto un erotico del tutto diverso dal solito. Mi aspettavo un racconto di solo sesso e invece ho trovato anche due bellissime storie d'amore una diversa dall'altra. La sua scorrevolezza mi ha permesso di non stancarmi nel leggerlo. Le pagine dedicate al sesso non sono per niente volgari nonostante sia preciso nei dettagli. Un finale sconvolgente che non mi sarei mai aspettato. Lo consiglio.

20 apr 2022

Maria Rosaria Seclì
Un libro dalla trama accattivante e che diventa sempre più coinvolgente man mano che si procede nella lettura, scritto in modo scorrevole ma mai banale. Il finale sconvolgente pone le basi per una riflessione sulla fragilità umana e sull'eterno contrasto fra amore e ragione.

19 apr 2022